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Da Olbia ad Harvard: il saggio di Filippo Pace su Sergio Leone entra nella biblioteca dell’università americana

Ufficio stampa

26 gen 2026

“Sergio Leone. Mito e poesia”, dedicato al padre dell’autore recentemente scomparso, intreccia cinema, letteratura e mito classico, proponendo una lettura originale dell’opera del grande regista italiano

Un saggio dedicato a Sergio Leone, scritto dal critico e studioso Filippo Pace, è entrato nelle collezioni della biblioteca dell’Università di Harvard. La notizia è giunta all’autore circa una settimana fa e ha avuto un forte impatto emotivo, anche per il valore personale che l’opera porta con sé.


Il volume, Sergio Leone. Mito e poesia, è dedicato al padre dell’autore, Nunzio Pace, recentemente scomparso. Grande appassionato del cinema di Leone, Nunzio Pace ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione culturale del figlio, trasmettendogli l’amore per il cinema e per la letteratura. La dedica conferisce al libro una dimensione intima che si intreccia con il rigore dell’analisi critica.


Il saggio si propone come uno studio accessibile ma approfondito, capace di mettere in dialogo cinema e letteratura. Pace affronta alcuni aspetti dell’opera leoniana finora poco esplorati o mai pienamente sistematizzati dalla critica, soffermandosi in particolare sul ruolo della bocca, sulla rappresentazione del corpo e sulla costruzione morale dei personaggi. Nei film di Leone, sostiene l’autore, i veri “buoni” non coincidono con gli eroi tradizionali, ma con gli innocenti, figure spesso marginali e silenziose, travolte dalla violenza della Storia.


Uno dei nuclei centrali del libro è il confronto tra Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – considerato sia come romanzo sia nella sua trasposizione cinematografica di Luchino Visconti – e C’era una volta il West. Attraverso questo parallelismo, Pace mette in luce una comune riflessione sulla fine di un mondo, sul tramonto di un ordine e sulla trasformazione irreversibile del tempo storico.


Il saggio si inserisce inoltre nella visione dichiarata dallo stesso Sergio Leone, che amava affermare come il più grande autore di western fosse Omero. Un’affermazione che, secondo Pace, aiuta a comprendere la natura profonda del suo cinema: non semplicemente western o gangster movie, ma narrazione mitica, epica moderna e poesia per immagini. In questa prospettiva, i film di Leone si collocano in una dimensione che supera i generi e dialoga direttamente con la tradizione classica.


L’ingresso del volume nella biblioteca di Harvard rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro di Filippo Pace e contribuisce a rafforzare l’attenzione internazionale verso gli studi dedicati al cinema italiano e alla figura di Sergio Leone, considerato sempre più come un autore centrale del Novecento.

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