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L’attualità del pensiero poetico, critico e filosofico del poeta latino Tito Lucrezio Caro nei VV 55-61 del De Rerum Natura, libro II

Di Antonio Pasquale

55 Nam veluti pueri trepidant atque omnia caecis
in tenebris metuunt, sic nos in luce timemus
interdum, nilo quae sunt metuenda magis quam
quae pueri in tenebris pavitant finguntque futura.
Hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest
60 non radii solis neque lucida tela diei
discutiant, sed naturae species ratioque.

Il timore della morte, della sofferenza, della perdita, di subire le conseguenze di situazioni dolorose e traumatiche, costituisce un topos letterario ancestrale e di sconvolgente e dirompente attualità. Combattere tale retaggio ha rappresentato una sfida per autori e pensatori di ogni epoca, dall' Antichità ai giorni nostri, senza conoscere battute d'arresto e riscontrando l' interesse di utenti trasversali. Lucrezio nei versi 55-61 si concentra sull'antifrasi "buio- luce", incastonando l' intimo parallelismo del timore dei bambini per il buio, come "non luogo", regno dell' imponderabile, dell' inconoscibile e per tali motivazioni nutrimento per il timore. Lucrezio presenta il delicato exemplum per dipingere in versi l' affresco di un nugolo di fanciulli trepidanti per il buio, portandoci a riflettere su ogni tipologia di timore che attanaglia l' uomo. Lo studio della filosofia epicurea diventa per l' autore latino l' humus e il volano per dirimere l' ostacolo atavico del timore della morte, adducendo la "ratio" come luce che dissipa le tenebre, quindi l' ignoto e l'oggettivazione di ogni forma di timore.

La luce vivida della ragione ha rappresentato il baluardo della centralità dell' uomo, che percepisce se stesso consapevole non solo dei propri doveri, ma attore dei propri diritti in direzione della costruzione della società. Il Sapere aude di Kantiana afferenza viene vivificato dall' evoluzione del pensiero e della filosofia dall' Antichità ai giorni nostri ed in tale prospettiva il ruolo del poema lucreziano segna una tappa lungimirante ed entusiasmante. L' affondo del poeta latino e la volizione nel condurre l' uomo alla libertà dal timore della dissoluzione e dell' oblio, trova un contemporaneo riscontro, seppur con le debite differenze storico sociali, nella redazione odierna di scrittura motivazionale e percorsi di autoconsapevolezza in crescita negli ultimi anni.

Potrebbe altresì istituirsi un parallelismo con l' esigenza di fugare oggi il timore del non noto, del senso di vuoto che caratterizza in modo trasversale la nostra società, ma in modo specifico i giovanissimi. È notorio il malessere dei più giovani, inseriti in un contesto che troppo spesso non offre risposte all' esigenza di senso della loro" fame " di esserci e di trovare il proprio spazio di espressione e realizzazione. Tale mancanza genera sovente un oscuro disagio e forme involute di malessere, il cui impatto consegna una pesante responsabilità al secondo ventennio degli anni Duemila. Partire dall' osservazione della natura per acquisirne consapevolezza, consegna un mandato significativo ad una società interessata alle tematiche ambientaliste, modulandole sulle esigenze fattive di miglioramento. Il poliptoto della forma "metuo" nei versi 55-61 reitera la profondità del dolore causato dal peso dei pensieri rivolti ai mali futuri e ai passati, innescando un ulteriore parallelismo con ogni forma di vuoto emozionale presente nel 2025, monito per i Lettori del poeta ed invito contestuale a rendersi cittadini consapevoli, tra emergenze educative gravi e bisogno di sana autoaffermazione.

L' immagine del timore dei piccoli di fronte al buio relega l' ignoranza e il condizionamento ad una fase di piena inconsapevolezza, riferibile ad ogni persona irretita dall' oscurità della superstizione, delle credenze retrive e di una sconvolgente attualità. Quante volte restiamo ancorati a dimensioni già appartenenti al passato, che siamo incapaci di lasciar andare, emancipandoci da nodi di malessere e sofferenza? I versi lungimiranti di Lucrezio ci offrono una prospettiva su cui riflettere, al di là del mero universo valoriale della sua poetica, bensì in perenne connessione con le dinamiche più frequenti e parimenti recondite dell' animo umano.

L’osservanza dell’assunto Lucreziano inerente la supremazia logica dell'osservazione della natura sed naturae species ratioque De Rerum Natura, II, 61 in antifrasi con l'oscurantismo societario, ci induce a definire una forma flessibile di contestualizzazione. Ad esempio, circoscrivendo l’orizzonte di senso alla ragione come argine all’ignoranza (etimologicamente intesa come “non conoscenza”), al disconoscimento di diritti e del pensiero libero, potremmo riferirci ai blocchi inibitori, che oggi limitano gli approcci relazionali tra coetanei e nelle specifiche forme di interrelazione. Affrontare la fine di un legame amoroso, di un’amicizia filialeechestimavamo profonda ed inespugnabile, costituiscono itinerari di vita sempre più impervi sia per i giovanissimi sia per adulti incapaci di gestire la crisi emotiva e le esperienze fallimentari,
privi di una educazione sentimentale autentica.

Quest’ultima espressione educazione sentimentale torna al podio della comunicazione mediale spesso in concomitanza dell’inaccettabile perpetrarsi di femminicidi, violenze di gruppo, forme di autolesionismo e disagi gravi tra i giovani, richiamando l’opinione pubblica e le menti più sensibili ad interrogarsi sulle modalità di attuazione di percorsi di educazione all’affettività. Parimenti le misure di attuazione di misure di incentivo alla promozione di una cultura del rispetto delle emozioni e della loro individuazione e pratica, appaiono ancora insufficienti in ogni ambito e settore della società, chiamata ad agire in tal senso. Chi opera nell’Istituzione Scuola ad ogni ordine e grado dovrebbe in primis essere formato ad educare all’affettività, non come mera forma di approfondimento e formazione personale, ma inserendo tali esperienze in concrete attuazioni curricolari, al di là di una direttiva ministeriale che imponga, ad esempio, l’educazione affettiva come obbligatoria. La Singola e preziosa autonomia scolastica potrebbe e dovrebbe in modo più strutturato e capillare progettare e attuare percorsi ad hoc di Educazione affettiva, intersecandoli nelle attività del programma triennale dell’offerta formativa (PTOF), rendicontandone gli esiti e condividendone i risultati. Questa progettazione potrebbe essere ideata e modulata per ogni ordine e grado di Istruzione, data la trasversalità degli approcci e l’alta qualificazione degli strumenti didattici propri del primo e del secondo ciclo di Istruzione.

Dall’analisi dell’opera di Lucrezio, dai versi del suo Poema, possiamo attuare una riflessione ampia e strutturata, che si innerva alle esigenze dei nostri giorni, di strettissima attualità e con approfondimenti a lunga gittata, che contribuiscono alla presentazione dell’autore e alla sua conoscenza, intessendo snodi interdisciplinari e politematici con riscontri attualissimi, oggetto di interesse e dibattito trasversale tra gli interlocutori.

La ragione, argine del timore e dell’indifferenza, può essere quindi declinata come baluardo della tutela dei Diritti, habitus che induce ad orizzonti di consapevolezza e rispetto, fugando il cappio metaforico imposto dall’ignoranza e dal controllo pieno e assoluto di ogni assetto societario.

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