Augusto e il sidus Iulium
- Salvatore Caligaris
- 31 mag
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Eo sidere significari uulgus credidit Caesaris animam inter deorum inmortalium numina receptam, quo nomine id insigne simulacro capitis eius, quod mox in foro consecrauimus, adiectum est." Haec ille in publicum; interiore gaudio sibi illum natum seque in eo nasci interpretatus est. Et, si uerum fatemur, salutare id terris fuit.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, II, 23
“Questa stella, secondo l’opinione popolare, indicava che l’anima di Cesare era stata accolta fra gli dèi immortali; pertanto il simbolo della cometa fu aggiunto al busto di Cesare che poco dopo consacrammo nel Foro». Queste le sue affermazioni pubbliche; ma una gioia più intima gli suggeriva che quella stella era nata per lui, e che lui nasceva in essa. E quel portentoso astro, a dire la verità, fu la salvezza per il mondo.”
Plinio il Vecchio. Naturalis Historia. Vol. I: Cosmologia e geografia, libri 1–6. Traduzione e note di Alessandro Barchiesi, Roberto Centi, Mauro Corsaro, Arnaldo Marcone e Giuliano Ranucci, prefazione di Italo Calvino, saggio introduttivo di Gian Biagio Conte, Einaudi, 1982.
Il periodo di transizione tra la res publica e la fase iniziale [1] dell’impero si configura come un momento profondamente caotico e caratterizzato da rilevanti tensioni politiche e culturali; tale complessità è attestata anche dalle numerose fonti [2] che consentono oggi di ricostruirne più accuratamente le dinamiche. In questa sede, l’attenzione sarà rivolta a una situazione peculiare, evidenziata da Plinio il Vecchio (II, 93) e approfonditamente descritta da Luciano Canfora nel volume Augusto: il figlio di un dio.
Per inquadrare adeguatamente il contesto storico, occorre precisare che ci troviamo nel momento dei giochi organizzati da Ottaviano in memoria di Cesare [3], evento che assunse un significato non soltanto politico, ma anche simbolico e religioso, soprattutto in relazione alla comparsa del sidus Iulium avvenuta nel Luglio del 44.
A tal proposito, risulta significativo quanto osservato da Patrizio Domenicucci: «La civiltà greco-romana, come ogni altra civiltà antica, ha assegnato al cielo molteplici funzioni e significati, che attengono tanto alla cultura materiale, legata al soddisfacimento delle esigenze pratiche della vita quotidiana, quanto alla filosofia, alla religione e a talune credenze ad esse non di rado strettamente correlate» [4]. Tale prospettiva risulta particolarmente utile per comprendere il valore attribuito ai fenomeni celesti nel mondo romano e, nello specifico, la portata simbolica e propagandistica della manifestazione astrale associata alla memoria di Cesare.
La cometa apparve nel Luglio del 44 durante i ludi Veneris Genitricis [5], rilievo importante perché lo stesso Cesare fece erigere nel suo foro l’omonimo tempio in contrasto con quello eretto da Pompeo Magno nel suo teatro.
Passando ora all’analisi del testo augusteo (cfr. Luciano Canfora, Augusto: figlio di dio, Laterza 2015, p.4) emerge un elemento di particolare interesse nella narrazione augustea dell’evento. Nelle sue memorie, infatti, Augusto afferma che il volgus, assistendo a tale apparizione celeste, interpretò immediatamente il fenomeno come il segno dell’assunzione di Cesare tra gli dèi. Ottaviano comprese rapidamente il potenziale politico di questa lettura e ne fece uno strumento di legittimazione personale, facendo aggiungere al busto di Cesare il simbolo astrale che rimandava esplicitamente alla sua divinizzazione. [6]
Tuttavia, non è questo l’aspetto più significativo dell’intera vicenda. Occorre infatti richiamare la testimonianza di Plinio il Vecchio, il quale annota, quasi incidentalmente, che Augusto avrebbe proposto tale interpretazione al pubblico, pur ritenendo in realtà che quel segno celeste fosse destinato a lui stesso. Questa osservazione apre uno scenario interpretativo di particolare rilievo: il fenomeno astronomico non si limitava a confermare la divinizzazione di Cesare, ma assumeva il valore di una vera e propria investitura simbolica del suo erede politico.
In questa prospettiva, Ottaviano non appare più soltanto come il custode della memoria del divus Iulius, bensì come il destinatario di una legittimazione che supera il piano puramente dinastico e politico per collocarsi in una dimensione sacrale. È proprio in tale contesto che la definizione di filius divi acquisisce il suo significato più profondo: Ottaviano non si presenta semplicemente come figlio adottivo di Cesare, ma come il figlio del dio Cesare, facendo derivare la propria autorità da una relazione privilegiata con il divino.
La portata politica di questa operazione fu considerevole. In una fase storica segnata dall’instabilità istituzionale, dalle guerre civili e dalla fragilità dei meccanismi di successione al potere, il richiamo alla volontà divina costituiva uno strumento estremamente efficace di legittimazione. La figura di Ottaviano, ancora priva dell’autorevolezza politica e militare consolidata che avrebbe caratterizzato il successivo Augusto, trovava così una base simbolica capace di rafforzarne il prestigio presso il popolo, i veterani cesariani e parte delle élites romane. L’adozione del titolo di filius divi contribuì infatti a consolidare il suo ruolo di erede legittimo di Cesare, trasformando il rapporto di filiazione in un capitale politico spendibile nella competizione per il potere.
Il sidus Iulium, pertanto, non può essere interpretato esclusivamente come un segno commemorativo legato alla divinizzazione di Cesare, ma deve essere considerato anche come un dispositivo di propaganda funzionale alla progressiva affermazione di Ottaviano. Attraverso di esso, il futuro Augusto riuscì a inserire la propria ascesa entro una narrazione provvidenziale, presentando il consolidamento del proprio potere non come il semplice esito delle lotte politiche della tarda repubblica, bensì come un processo implicitamente legittimato dagli dèi e, dunque, destinato a garantire ordine e stabilità allo Stato romano.
Note
[1] Nel presente articolo, per ragioni interpretative, si considera l’impero già avviato nell’ultima fase della vita politica di Cesare.
[2] Per una discussione adeguata sulle fonti utili per questo periodo si veda G. Geraci, A. Marcone, Fonti per la storia romana, Firenze 2006.
[3] Per una ampia discussione circa la collocazione del monumento funerario di Cesare si veda: Peter Caligari, Il Mausoleo di Giulio Cesare in Campo Marzio a Roma, Roma, Arbor Sapientiae Editore, 2020.
[4] Patrizio Domenicucci, “THE COMET OF 44 B.C. AND CAESAR’S FUNERAL GAMES.” Rivista Di Cultura Classica e Medioevale, vol. 42, no. 1, 2000, pp. 109–20. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/23954209. Accessed 30 May 2026.
[5] Patrizio Domenicucci, “THE COMET OF 44 B.C. AND CAESAR’S FUNERAL GAMES.” Rivista Di Cultura Classica e Medioevale, vol. 42, no. 1, 2000, pp. 109–20. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/23954209. Accessed 30 May 2026.
[6] Luciano Canfora. Augusto figlio di un dio. Laterza, Bari 2015.





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