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Le sirene di Crotone

La storia del recupero di un askos di bronzo a forma di Sirena alata trafugata da Murgie di Strongoli in Calabria

merita di essere narrata con attenzione: si tratta infatti di un oggetto esportato sul mercato clandestino e

restituito grazie alla tenacia del Nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio culturale che ha consentito il

rimpatrio dell’opera nel 2009. Il Direttore del Museo Archeologico nazionale di Crotone Domenico Marino ha

curato nel 2010 il documento dal titolo Le Sirene di Kroton necessario per ricostruire gli eventi del fortunoso

ritrovamento e ricontestualizzare il reperto illecitamente sottratto cercando di restituirgli identità e

collocazione. Scavi clandestini, tombaroli, affaristi senza scrupoli alimentano il traffico illegale di beni

archeologici che è una grave minaccia all’integrità del nostro immane patrimonio culturale. L’intensa attività

di indagine e la collaborazione di importanti musei stranieri che restituiscono opere la cui provenienza da

traffici illeciti è documentata, permette importanti recuperi. In questo caso l’askos era stato acquisito dal Paul

Getty museum di Malibù nel 1993.


Il danno provocato da queste attività criminali è spesso irreparabile perché compromette la ricerca scientifica

anche in caso di recupero e restituzione alla collettività di appartenenza. L’interesse per l’askos di bronzo a

forma di Sirena è particolarmente rilevante per varie ragioni: proviene da sepolture in località Murgie di

Strongoli, non lontana da Petelia in cui è stata rinvenuta una laminetta aurea orfica affine a quella di Ipponio.

Si tratta di un’area fortemente permeata dalla filosofia pitagorica e la presenza di unguentari a forma di Sirena

costituisce un ulteriore motivo di interesse perché queste creature nella loro incessante risignificazione e

straordinaria vitalità mitologica sono anche considerate psicopompe, cioè accompagnatrici delle anime con il

loro canto consolatorio e dunque presenti nei riti funebri. Non solo: le Sirene in Pitagora sono collocate nella

tetrade ed esprimono l’armonia cosmica. La figura di Strongoli è stata affiancata a quella dell’askos della Chora

meridionale che ha fattezze , però in parte diverse. La Sirena di Murgie sembra provenire dalla zona montana

che nelle sepolture confermerebbe una convivenza pacifica tra autoctoni e coloni. Gli archeologi concludono

che vari insediamenti tra la seconda metà del IV secolo e la prima del III e Kroton prosperavano insieme alla

dirimpettaia Petelia.


La Sirena di Murgie di Strongoli risalente al V secolo, presenta volto di donna e corpo di uccello munito di

zampe e ali ripiegate sul dorso, mentre le braccia sostengono a destra una sirinx e a sinistra una melagrana,

simboli funebri. La figura indossa anche un peplo ed un diadema. Il manico è costituto da un kouros

fortemente arcuato che con la testa si appoggia al copricapo della Sirena e con i piedi al dorso della creatura.


Il manufatto che rivela una tecnica evoluta e raffinata è alto in tutto 15 cm.

L’immagine ha caratteristiche che evocano la funzione psicopompa nell’oltre tomba: lo strumento che

accompagna il canto e il pianto e la melagrana, la riconnettono direttamente a Persefone; questa

rappresentazione corrisponde fedelmente alle Sirene evocate nel coro dell’Elena di Euripide: v. 167- 179:


Fanciulle alate, vergini figlie della Terra, Sirene, unitevi al mio lamento portando il flauto libico o la zampogna

di Pan, o le cetre, rispondete con le lacrime alle mie grida lugubri: dolori con dolori, canti con canti; Persefone

mandi cori di morte che si accordino con i miei canti funebri : in cambio io invierò nelle dimore notturne un

peana di lacrime per i morti caduti in battaglia.

Traduzione di Massimo Fusillo in Euripide, Elena, Bur 1997.


Non esistendo un tempio o un luogo di culto dedicato alle Sirene se non in Campania a Punta Campanella,

queste sirene crotoniati sembrano derivare da una tradizione locale che le rappresenta in modo diverso da

quelle dell’Odissea: creature del passaggio e della soglia non seducono con il canto, ma commiserano il dolore

umano e si fanno pietose. Pitagora le inserisce nella tetrade come custodi dell’armonia cosmica, dotate “di

grandi capacità musicali e di sapienza suprema” come afferma la studiosa Laura Breglia Pulci Doria conferendo

loro caratteristiche corrispondenti a quelle dell’Apollo delfico. Essendo collegate con Hera, Demetra e le Muse,

punite in vario modo da loro, preesistono senza dubbio a Pitagora, ma non è possibile stabilire se un loro

culto a Crotone fosse già praticato all’arrivo del filosofo di Samo. E’ probabile che anche il gruppo di Orfeo e

le tre Sirene restituite nel 2022 dal Getty museum di provenienza tarantina si possa attribuire ad ambito

pitagorico. Ma l’interpretazione di tutto il gruppo è controversa ed estremamente interessante: le Sirene

pensose accanto ad Orfeo sono davvero sconfitte come vogliono le Argonautiche? O sono Sirene

reinterpretate pitagoricamente e dunque sagge?


Certamente la Calabria aveva un rapporto particolare con una Sirena, Ligeia, venerata come fondatrice della

città di Terina (Lamezia Terme) mentre alle compagne Parthenope e Leucosia è attribuita rispettivamente la

fondazione di Neapolis e Poseidonia Paestum. Città costruite tutte sulle tombe delle Sirene, che in verità nel

mito si inabissano per risorgere.


In Platone, influenzato da teorie pitagoriche, le Sirene appaiono nel mito di Er come otto creature che

intonano la nota dell’armonia celeste negli otto cieli concentrici che ruotano all’interno della fusarola del fuso

di Ananke. Il filosofo mostra di onorare le Sirene attribuendo loro una funzione essenziale accanto alle Moire.

Nel corso dei secoli il loro aspetto ha subito mutamenti: nelle urnette etrusche di Volterra ( II sec. a.C.) sono

in tre , suonano strumenti musicali accanto ad Ulisse legato all’albero della nave, ma sono interamente donne

senza ali e munite di gambe, ancora lontane dalle creature ittiomorfe che dominano l’immaginario.


Ma quando le sirene hanno acquisito la coda di pesce? Soltanto nel Medioevo per effetto della Mermaid della

mitologia nordica, o forse per la contaminazione con le Melusine? Oppure esiste una storia ancora più

interessante, come suggerisce in molte sue opere la studiosa Elisabetta Moro? Le loro squame potrebbero

avere una origine misteriosa e significativamente diversa che approfondiremo in un altro contributo.

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