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Image by Mauro Grazzi

L’equivoco indoeuropeo


Ma poiché sulle sponde del Tigri e dell’Eufrate ha avuto

la sua cuna l’incivilimento umano, è da ritenere probabile che là abbia avuto origine, se non ne’ suoi singoli elementi, nel tutto insieme, la civiltà neolitica, e che il suo diffondersi nel bacino del Mediterraneo coincida con uno di quei movimenti di popoli dall'oriente verso l’occidente...

De Sanctis, Storia dei romani


Il titolo del presente articolo riprende volutamente il titolo di due saggi di G. Semerano, L’infinito, un equivoco millenario e La favola dell’indoeuropeo; qui si prende in considerazione una prospettiva diversa e forse poco ‘politicamente corretta’ di interculturalità nel mondo antico. Infatti molte sono le testimonianze , soprattutto scritte, e greche per la maggior parte, ma anche di altri popoli che tra loro avevano contatti non solo commerciali ma anche politici, culturali e linguistici a partire dall’età del bronzo. Le testimonianze scritte e le evidenze linguistiche non sono le uniche fonti e quanto sostenuto da documenti, opere storiche e opere letterarie di altro genere, è confermato dall’archeologia e dalla linguistica, come qui si tenterà di dimostrare.


Socrate: Rispondimi, sapresti dirmi perché il fuoco si chiama πῦρ?

Ermogene: per Zeus proprio no!

Socrate: Allora, bada, ho un sospetto a tale riguardo, penso che gli Elleni, specie quelli che vivono sotto il dominio degli stranieri, molte parole le abbiano prese da loro.

Ermogene: E allora?

Socrate: Se uno cerca le ragioni di questi nomi in base alla lingua ellenica e non in base a quella dalla quale derivano, tu capisci che non c’è via di uscita.

Plat., Crat. 409c-409d


Nell’area mesopotamica le tavolette cuneiformi, antecedenti al IX sec. del sanscrito, provano l’origine di tutte le lingue cosiddette indoeuropee.

Già nel 2.300 a.C. la lingua del cuneiforme, l’accadico- sumero, dominava il mondo, permeando di sé, attraverso le conquiste di Sargon il Grande, non solo il Mediterraneo, ma con effetto domino prolungato nei secoli, gli Sciti del Mar Nero, le pianure della Russia, le distese dell’Europa centrale, le vallate verso l’India e continuerà a farlo, più di mille anni dopo con i Siro- Fenici prima e con i Greci poi. Senza la Grecia d’Asia, terra di fecondi contatti caldei, la Grecia d’Europa non sarebbe mai stata la Grecia. Questa tesi mira a colpire ideologie deleterie, che sfociano nel razzismo, le stesse che nell’antichità divisero Indoeuropei e popoli antichissimi non indoeuropei, tra Arii dominatori ed i Semiti.

Partiamo allora da Sargon e addentriamoci negli albori della nostra civiltà, in quale relazione è con la nostra storia?


In un’antichissima stele il conquistatore si presenta così al suo popolo: “Sono Sargon, non conobbi mio padre, mia madre era una sacerdotessa, mi concepì e mi mise in una cesta che sigillò di pece, mi depose sul fiume che non mi sommerse e fui fluitato a casa dell’innaffiatore Aqqi.


Romolo e Remo, anch’essi figli di una sacerdotessa, non conobbero il padre e, posti in una cesta sul fiume, furono spinti verso la casa del pastore Faustolo. Adulti, Romolo uccide Remo e nella casa di Sargon, dopo la sua morte, il figlio Rimush è ucciso in una congiura di palazzo assecondata dal fratello: i nomi Remo e Rimush risalgono ad una voce accadica Rimu+anaforico -sh =amato, prediletto.


L’anima dei popoli, le loro prime civiltà prendono sviluppo dalle loro remote fedi. E’ da qui che dobbiamo iniziare per risalire alle loro realizzazioni successive. Il tuono, il fulmine, i sommovimenti della terra, sono testimonianze di potenze che si celano, occulte. Come le antiche religioni mesopotamiche, le fedi delle prime civiltà greche e romane non concepirono una personificazione delle divinità. Quindi intraprendiamo questo viaggio e, isolando l’area semantica relativa ai miti, deduciamone tratti ed elementi di civiltà. Ὰπώλλον certamente è un nome non di origine greca, ma pare derivare dal siriaco appe= volto+accadico ellum/allum= sacro, lucente.


Infatti Apollo è associato al sole (cfr. Mitra) ed ha in Omero (Il.,I,37 e II,766) gli attributi di ὰργυρότοξος e ἐκηβόλος. Ad Apollo è pure associato Πάν, che è il Sole nella costellazione del Capricorno, da accadico panu=viso (aspetto)come in ebraico Penu El =volto di Dio, che infonde letizia con il suo strumento, proprio come Apollo. Le caratteristiche caprine poi gli derivano dalla costellazione in cui si trova. Dall’area della luce passiamo a quella dell’oscurità: Εὐρώπη è denominazione dell’Occidente dall’assiro arapu/erepu= offuscarsi e accadico erebu= occidente.


Ad Europa è connesso Cadmo, perché entrambi figli di Agenore. Il nome Cadmo lo troviamo a diverse latitudini, in Tracia, Illiria e Mileto, culla della filosofia caldea. Κάδμος deriva dall’accadico qadmu ed ebraico qadma nel significato di predecessore, capostipite, origine ed infatti Cadmo, là dove dovrà sorgere Tebe, uccide il drago, custode della fonte. Da qui passiamo all’area della morte; Giasone che uccide il drago, custode del vello d’oro, Apollo, uccisore del Pitone ed Ercole bambino, che strangola i due serpenti che insidiano la sua culla, sono tutti richiami all’epica cosmogonica che culmina nell’uccisione del drago marino da parte del dio Marduk (cfr. l’epica Enuma Eliš) e quell’insidia strisciante e minacciosa deve perire, per poter costruire un ordine nuovo. Il drago ctonio è prefigurazione di morte, come seppe Gilgameš, al quale il serpente trafugò la pianta della vita. Gli eroi divini e terreni da Marduk ad Apollo, a San Giorgio (che ha ascendenze in Cappadocia), sino a Sigfrido, sono fautori di vita, che, opprimendo il Gran Verme, calpestano la morte. Continuiamo nel mito e soffermiamoci su Ζεύς dove ritroviamo dalle origini l’elemento acqua della scuola ionica (Talete). Ζάς da Ζάνς e * Ζάν, com’era scritto sul presunto sepolcro di Zeus a Cnosso, secondo Evemero, e quindi Zeus ‘adunatore di nembi’, ‘dio della folgore’(a Roma Giove Pluvio), si riconnette all’accadico zananu= piovere e zinnu= pioggia.


Ma anche il Χάος ci rimanda a Zeus; il Chaos esiodeo e di Ferecide di Siro, denota l’immensa cavità che accoglie le acque, e corrisponde all’Apsu del poema Enuma Eliš dall’accadico hasu, ebraico hasah= essere oscuro. E’ così anche per Χρόνος, la cui origine è sempre stata ignorata. Nel senso di successione non era ignota ai Caldei la voce accadica harranu=cammino del sole. Il computo del tempo nelle antiche civiltà è affidato al Sole e ai cicli della Luna; il latino numerus è connesso infatti ad accadico namaru= farsi chiaro e namartu= apparizione della luna, inoltre il greco μήνη (luna) si riconnette al babilonese manu= contare (cfr. latino manus) e, attraverso Galimberti (Dizionario di Psicologia), che definisce la mano proiezione esterna della mente, è facile intuire che mens, memini e μιμνήσκω hanno a che fare con il tempo; ritorniamo a Chronos definito da Omero ‘dalla falce ricurva’, evidente richiamo alle fasi lunari, e, attraverso Macrobio e Ovidio si arriva a Crane, divinità latina, che qualcuno ha identificato nella dea Luna, quindi Chronos e Crane sono imparentati da vicino al latino cornu dall’accadico qarna= corna, anche della luna.


In conclusione, da qui scaturiscono implicazioni linguistiche e filosofiche, che possono anche insospettire, ma spesso un’ottica nuova è il punto di partenza per mettere in discussione il sapere, le sue acquisizioni, mai definitive ed è questo l’obiettivo della ricerca, che è consapevolezza di una pluralità di approcci e metodi per qualsiasi disciplina.

 
 
 

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