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Image by Mauro Grazzi

La forza della protesta delle parole

Il 22 settembre 2025 molteplici categorie del Paese hanno scelto di attuare una forma di astensione dal lavoro contro le atrocità perpetrate dalla politica internazionale a Gaza, ogni forma di genocidio, il supporto di armi ed ogni forma di connivenza e sostegno bellico.


Da docente ho scelto di non astenermi dal lavoro, pur rispettando i colleghi e ogni categoria che abbia aderito, manifestando contro ogni forma di incentivazione delle dinamiche di guerra. Non mi sono astenuto, perchè vorrei - forse un pò troppo ingenuamente o forse con troppa volizione - che il dissenso passasse attraverso quotidiane azioni totalmente aliene da ogni atteggiamento pro guerra, anche con progetti mirati di sensibilizzazione alla Cultura della non violenza, dell’aberrazione della guerra, del supporto di armi, da cui ogni Paese civile dovrebbe prendere nettamente le distanze, iniziando da una forma nitida, corretta, autentica e documentata dell’informazione. Da Educatore ci terrei ad attuare una Giornata intera di dialogo strutturato con i miei studenti su quanto accade a Gaza e in ogni fronte di morte e distruzione, facendo pervenire i riscontri di tale lavoro a Scuola alle Istituzioni per dare voce alla Didattica e ai suoi attori anche nelle aule scolastiche. Sono fautore di costanti interventi educativi, volti a integrare la conoscenza di tali accadimenti con la riflessione del Cittadino, obiettivo a cui ogni Operatore del settore è chiamato a rispondere, in virtù e nell’osservanza della propria deontologia professionale.


Mi è capitato di chiedere ad un mio gruppo classe, quale idea avessero delle quotidiane atrocità di Gaza e di ogni fronte di morte, ricevendo come risposta l’esigenza di conoscere meglio le dinamiche storiche di ogni contesto coinvolto, ma soprattutto la volontà di porsi in ascolto. Gli studenti si pongono in ascolto e desiderano informarsi in contesti scevri da ideologismi e strumentalizzazioni di ogni sorta, giungendo alla formulazione di un proprio pensiero critico e consapevole. I cortei condivisi da studenti, docenti e operatori del sociale sono scelte importanti, a cui dovrebbe seguire una costante costruzione di mosaici di pace concreta, alimentata dall’atteggiamento di chi, conoscendo tali accadimenti, dati e fonti alla mano, possa sentirsi consapevole e diventare voce autorevole contro l’abbruttimento morale e civico della passiva accettazione di ogni piega di accondiscendenza alle dinamiche guerrafondaie, più o meno esplicite.


Alla Scuola è demandato un grande compito, a cui si può assolvere con gli strumenti della serietà della documentazione e del confronto strutturato su eventi, il cui solo nome produce un incontenibile senso di riprovazione e sdegno. Nel 2025 non ci si può permettere di produrre cattiva informazione, indifferenza e insipienza verso stragi contro natura e contro il principio di dignità umana, sancito dall’autorevolezza di importanti Carte costituenti.

Che l’impegno a favore della cessazione dei meccanismi di morte e di guerra possa innestarsi nella nostra quotidianità, condannando altresì chi strumentalizzi anche le barbarie per manifestare con violenza, creando nocumento al senso profondo della protesta pacifica, che deve sostanziarsi di dialogo e disseminazione di Cultura.


 
 
 

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