Ottobre tra i vivi e i morti: il mese della transizione nel mondo antico
- Clelia Cirillo
- 1 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Ottobre, nell’antico calendario romano, originariamente, non era il decimo mese dell’anno, come indica chiaramente il suo nome derivato dal latino octo (“otto”): in origine, infatti, il calendario romano cominciava a marzo, e dunque ottobre cadeva effettivamente all’ottavo posto. Con la riforma del calendario che introdusse i mesi di gennaio e febbraio all’inizio dell’anno, ottobre scivolò al decimo posto senza però cambiare nome.
Nella vita romana e mediterranea ottobre era un mese di passaggio. Segnava la fine del periodo estivo e l’inizio dell’autunno pieno, quando i campi si preparavano al riposo e la vita agricola subiva un rallentamento. Era il tempo della vendemmia e delle ultime raccolte, e dunque un mese legato ai frutti della terra e alla necessità di ringraziare le divinità per il raccolto.
Non a caso, ottobre era anche ricco di feste religiose e cerimonie. Si svolgevano ad esempio le Mundus Patet, celebrazioni (il 5, il 9 e il 13 del mese) durante le quali si credeva che il mondo dei morti fosse aperto e le anime potessero comunicare con i vivi. Si trattava di giorni temuti, in cui si evitava di intraprendere attività importanti: un segno di come ottobre, mese di declino stagionale e di avvicinamento all’inverno, fosse percepito come un tempo di transizione, carico di potenze oscure e di memoria dei defunti. Ancora oggi, il mese di ottobre è per noi collegato al mondo dei morti.
In Grecia, nello stesso periodo, cadevano feste come le Tesmophorie, dedicate a Demetra e Persefone, divinità legate al ciclo della fertilità. Il mito di Persefone (rapita da Ade e costretta a trascorrere una parte dell’anno nell’oltretomba) era interpretato come allegoria del ciclo agricolo: quando Persefone discendeva negli Inferi, la terra entrava nel riposo invernale; quando tornava dalla madre, la natura rifioriva. Non è casuale che queste celebrazioni cadessero in autunno, al tempo della semina: le donne ateniesi, uniche ammesse al rito, celebravano il legame tra morte e rinascita, seppellendo resti sacrificali nei campi per propiziare la fertilità.
Ottobre era un tempo profondamente simbolico: segnava la fine delle attività belliche e dei raccolti, apriva la comunicazione con il mondo sotterraneo e metteva in scena riti che ricordavano ai cittadini l’equilibrio tra vita e morte, tra prosperità e pericolo. Un mese che porta in sé la coscienza del limite e della transizione, del tempo che scivola dall’opulenza estiva alla sospensione invernale, ma anche della necessità di riti comunitari per dare senso e ordine a questa trasformazione.





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