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Image by Mauro Grazzi

Maturità 2026, riflessioni post approvazione delle nuove regole in Cdm

 Cogliere l’hic et nunc dei cambiamenti


Le nuove regole per lo svolgimento dell’esame conclusivo del secondi ciclo d’Istruzione, approvate in Cdm e pubblicate lo scorso 4 settembre, presentano alcuni passaggi oggetto di discussione spesso non sempre calibrata in funzione pro-sistema scolastico.

Volutamente non sarò analitico nella disamina della valutazione dei punti di cambiamento, ma incentrerò l’argomentazione su alcuni snodi e sulle possibilità del docente e del Sistema Scuola di adeguarsi e trarne riscontro quanto più fattivo possibile.


Innanzitutto l’annosa questione sulla nomenclatura “esame di stato” e il ritorno a definirlo o qualificarlo nuovamente “esame di maturità”. Potrebbe anche essere un cambiamento proficuo, se la struttura dell’esame effettivamente presenti una ristrutturazione tale da rendere “maturo” e consapevole il candidato, spesso imbrigliato in logiche e dinamiche difficili da chiarire ai maturandi da parte dei docenti stessi. Ben venga il cambiamento della forma, se accompagnato da una riforma sostanziale, in cui lo studente sia consapevole di intraprendere - in primis un percorso triennale e poi dell’ultimo anno di scuola - costruttivo e finalizzato all’espletamento dell’esame di maturità, in cui realmente si dia peso al percorso, in cui l’Educazione Civica sia fulcro, ma sostanziata da una solida progettualità, in cui incastonare, ad esempio, le conoscenze e competenza delle discipline oggetto delle prove (quattro in questo caso).


Dare un significativo peso specifico all’Educazione Civica e all’esperienza del PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’Orientamento) può costituire un valore aggiunto, se il Consiglio di classe lavori nella comune prospettiva di far convergere i diversi argomenti - declinati in competenze, abilità e conoscenze - delle singole discipline oggetto d’esame in una progettualità integrata, che dia valore e serietà al proprium dei singoli insegnamenti e alla loro necessaria interconnessione. Inoltre anche la stretta sul diniego di non svolgere l’orale, pur essendosi presentati, che ha destato molteplici pareri e ha anche assunto una deriva ambigua durante il precedente esame di stato, può non rappresentare un diktat o essere percepito come tale, se il percorso degli studenti fosse effettivamente incentrato sul valore dell’esame, sull’importanza di dedicare il giusto impegno alle singole discipline viste contestualmente nella loro individualità e necessaria globalità, sempre rendendo chiaro l’obiettivo e l’orizzonte di senso dell’esame di maturità. 


Ritengo che questo passaggio sia l’elemento dirimente a prescindere dai cambiamenti e dalla possibilità di attribuire un bonus di tre punti da parte della Commissione per raggiungere il fatidico 100, ovvero lavorare con impegno, tanto impegno e abnegazione, per ridefinire la prospettiva di lavoro del quinto anno (anche del terzo e quarto e iniziare a ridefinirlo anche nel primo biennio), curvando la solidità dei contenuti e l’approccio strutturato e consapevole ai Saperi con il nuovo Regolamento, evitando altresì di adagiarsi sull’assunto dell’inarrestabile declino delle sorti della Scuola, adagio retrivo e passatista parimenti all’impostazione, di cui spesso vengono tacciate le Riforme.


Sarebbe opportuno - secondo il mio parere ed esperienza di classi del triennio e quinte - un impegno di noi Docenti a dare autorevolezza e serietà al nostro lavoro, tramite la capacità e flessibilità di adattare le nostre progettazioni di classe e dipartimentali ad ogni Regolamento, con un impegno notevole e a cui certamente dovrebbe corrispondere un riscontro ed un riconoscimento congruo nell’ottica della riqualificazione della professione docente. In tal senso potrebbe costituire un terreno di sfida la definizione di un percorso di formazione ad hoc per i quattro Commissari e per la Commissione nella sua interezza, come previsto dall’Ordinanza. A posteriori potremmo quindi raccogliere gli esiti anche di tale percorso dalla viva voce dei Docenti interessati. A tal proposito ritengo necessaria la possibilità dei docenti di Commissione di lasciare traccia del proprio riscontro argomentato e strutturato, affinchè si possa tenere in debita considerazione il lavoro di chi ha investito in questa nuova progettualità e ne abbia avuto esperienza.


Il fulcro dell’esame - che si chiami di Stato o di Maturità - dovrebbe essere costituito dalla consapevolezza dello Studente unita alla solidità e professionalità dei Docenti, nonostante anche in tale Regolamento ci possano essere diversi punti di divergenza tra gli addetti ai lavori, in cui mi inserisco anche io, dopo un significativo lavoro di documentazione e analisi dei dati e delle procedure. A tal proposito la creazione di Comunità di pratica e Ricerca di Docenti potrebbe rappresentare una modalità seria e costruttiva di dialogo e confronto, in cui portare le istanze raccolte e darle forma concreta.


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