Le sirene di Crotone
- Antonella Fucecchi
- 13 apr
- Tempo di lettura: 4 min
La storia del recupero di un askos di bronzo a forma di Sirena alata trafugata da Murgie di Strongoli in Calabria
merita di essere narrata con attenzione: si tratta infatti di un oggetto esportato sul mercato clandestino e
restituito grazie alla tenacia del Nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio culturale che ha consentito il
rimpatrio dell’opera nel 2009. Il Direttore del Museo Archeologico nazionale di Crotone Domenico Marino ha
curato nel 2010 il documento dal titolo Le Sirene di Kroton necessario per ricostruire gli eventi del fortunoso
ritrovamento e ricontestualizzare il reperto illecitamente sottratto cercando di restituirgli identità e
collocazione. Scavi clandestini, tombaroli, affaristi senza scrupoli alimentano il traffico illegale di beni
archeologici che è una grave minaccia all’integrità del nostro immane patrimonio culturale. L’intensa attività
di indagine e la collaborazione di importanti musei stranieri che restituiscono opere la cui provenienza da
traffici illeciti è documentata, permette importanti recuperi. In questo caso l’askos era stato acquisito dal Paul
Getty museum di Malibù nel 1993.
Il danno provocato da queste attività criminali è spesso irreparabile perché compromette la ricerca scientifica
anche in caso di recupero e restituzione alla collettività di appartenenza. L’interesse per l’askos di bronzo a
forma di Sirena è particolarmente rilevante per varie ragioni: proviene da sepolture in località Murgie di
Strongoli, non lontana da Petelia in cui è stata rinvenuta una laminetta aurea orfica affine a quella di Ipponio.
Si tratta di un’area fortemente permeata dalla filosofia pitagorica e la presenza di unguentari a forma di Sirena
costituisce un ulteriore motivo di interesse perché queste creature nella loro incessante risignificazione e
straordinaria vitalità mitologica sono anche considerate psicopompe, cioè accompagnatrici delle anime con il
loro canto consolatorio e dunque presenti nei riti funebri. Non solo: le Sirene in Pitagora sono collocate nella
tetrade ed esprimono l’armonia cosmica. La figura di Strongoli è stata affiancata a quella dell’askos della Chora
meridionale che ha fattezze , però in parte diverse. La Sirena di Murgie sembra provenire dalla zona montana
che nelle sepolture confermerebbe una convivenza pacifica tra autoctoni e coloni. Gli archeologi concludono
che vari insediamenti tra la seconda metà del IV secolo e la prima del III e Kroton prosperavano insieme alla
dirimpettaia Petelia.

La Sirena di Murgie di Strongoli risalente al V secolo, presenta volto di donna e corpo di uccello munito di
zampe e ali ripiegate sul dorso, mentre le braccia sostengono a destra una sirinx e a sinistra una melagrana,
simboli funebri. La figura indossa anche un peplo ed un diadema. Il manico è costituto da un kouros
fortemente arcuato che con la testa si appoggia al copricapo della Sirena e con i piedi al dorso della creatura.
Il manufatto che rivela una tecnica evoluta e raffinata è alto in tutto 15 cm.
L’immagine ha caratteristiche che evocano la funzione psicopompa nell’oltre tomba: lo strumento che
accompagna il canto e il pianto e la melagrana, la riconnettono direttamente a Persefone; questa
rappresentazione corrisponde fedelmente alle Sirene evocate nel coro dell’Elena di Euripide: v. 167- 179:
Fanciulle alate, vergini figlie della Terra, Sirene, unitevi al mio lamento portando il flauto libico o la zampogna
di Pan, o le cetre, rispondete con le lacrime alle mie grida lugubri: dolori con dolori, canti con canti; Persefone
mandi cori di morte che si accordino con i miei canti funebri : in cambio io invierò nelle dimore notturne un
peana di lacrime per i morti caduti in battaglia.
Traduzione di Massimo Fusillo in Euripide, Elena, Bur 1997.

Non esistendo un tempio o un luogo di culto dedicato alle Sirene se non in Campania a Punta Campanella,
queste sirene crotoniati sembrano derivare da una tradizione locale che le rappresenta in modo diverso da
quelle dell’Odissea: creature del passaggio e della soglia non seducono con il canto, ma commiserano il dolore
umano e si fanno pietose. Pitagora le inserisce nella tetrade come custodi dell’armonia cosmica, dotate “di
grandi capacità musicali e di sapienza suprema” come afferma la studiosa Laura Breglia Pulci Doria conferendo
loro caratteristiche corrispondenti a quelle dell’Apollo delfico. Essendo collegate con Hera, Demetra e le Muse,
punite in vario modo da loro, preesistono senza dubbio a Pitagora, ma non è possibile stabilire se un loro
culto a Crotone fosse già praticato all’arrivo del filosofo di Samo. E’ probabile che anche il gruppo di Orfeo e
le tre Sirene restituite nel 2022 dal Getty museum di provenienza tarantina si possa attribuire ad ambito
pitagorico. Ma l’interpretazione di tutto il gruppo è controversa ed estremamente interessante: le Sirene
pensose accanto ad Orfeo sono davvero sconfitte come vogliono le Argonautiche? O sono Sirene
reinterpretate pitagoricamente e dunque sagge?
Certamente la Calabria aveva un rapporto particolare con una Sirena, Ligeia, venerata come fondatrice della
città di Terina (Lamezia Terme) mentre alle compagne Parthenope e Leucosia è attribuita rispettivamente la
fondazione di Neapolis e Poseidonia Paestum. Città costruite tutte sulle tombe delle Sirene, che in verità nel
mito si inabissano per risorgere.
In Platone, influenzato da teorie pitagoriche, le Sirene appaiono nel mito di Er come otto creature che
intonano la nota dell’armonia celeste negli otto cieli concentrici che ruotano all’interno della fusarola del fuso
di Ananke. Il filosofo mostra di onorare le Sirene attribuendo loro una funzione essenziale accanto alle Moire.
Nel corso dei secoli il loro aspetto ha subito mutamenti: nelle urnette etrusche di Volterra ( II sec. a.C.) sono
in tre , suonano strumenti musicali accanto ad Ulisse legato all’albero della nave, ma sono interamente donne
senza ali e munite di gambe, ancora lontane dalle creature ittiomorfe che dominano l’immaginario.
Ma quando le sirene hanno acquisito la coda di pesce? Soltanto nel Medioevo per effetto della Mermaid della
mitologia nordica, o forse per la contaminazione con le Melusine? Oppure esiste una storia ancora più
interessante, come suggerisce in molte sue opere la studiosa Elisabetta Moro? Le loro squame potrebbero
avere una origine misteriosa e significativamente diversa che approfondiremo in un altro contributo.



Commenti