La lamina orfica di Ipponio
- Antonella Fucecchi
- 6 apr
- Tempo di lettura: 4 min

Il rinvenimento delle laminette auree incise in tombe di varie epoche è un fenomeno rilevante che si verifica in un’area ampia del mondo greco o grecizzata, come si evince. L’argomento ha carattere di complessità impossibili da esplorare in un contributo conciso. Il nostro interesse sarà circoscritto alle lamine scoperte in Calabria: in particolare ad Ipponio. La scelta ha privilegiato un’area della Magna Grecia particolarmente interessante anche per ulteriori per affondi monografici. La lamina di Ipponio (fine V inizio IV sec.) attualmente conservata nel Museo di Vibo Valentia è stata rinvenuta nel 1969 durante l’attività di scavo condotto da Ermanno Arslan; la lamina di Petelia (prima metà del IV sec.) invece è stata scoperta nel 1834 presso il sito archeologico di Strongoli.
Tali laminette ripiegate costituiscono un lasciapassare necessario al defunto iniziato ad una religione misterica per intraprendere il suo itinerario oltremondano, tecnicamente un Totenpass. Il morto ha aderito ad una filosofia che promette l’ascesa ad un livello di piena beatitudine da conseguire dopo la fine della vita terrena. Pertanto, il testo delle lamine contiene indicazioni di luoghi e raccomandazioni sulle formule da pronunciare per essere ammesso a pieno titolo nella schiera dei beati.
Le laminette nel loro complesso, però, benché siano generalmente definite orfiche non fanno riferimento ad un’unica matrice misterica, ma contengono allusioni e riferimenti a vari percorsi. Questo aspetto è stato indagato da Giovanni Pugliese Carratelli che ha curato l’edizione critica Lamine d’oro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci, Biblioteca Adelphi 419, Milano 2001. Nel nostro contributo ci soffermiamo soltanto sulla lamina di Ipponio in cui, come quella di Petelia, sono più evidenti i collegamenti con ambienti orfico pitagorici. A tale proposito occorre ricordare che la sede originaria della comunità è stata Crotone: nel 530 lasciando Samo il filosofo dà vita a Crotone ad una forma di comunione di beni che si ispira a regole severe di comportamento e di stile di alimentazione; attività principale è lo studio della matematica; sul piano religioso abbraccia la teoria della metempsicosi, della reincarnazione dalla cui ciclicità gli adepti intendono affrancarsi. Verso la fine del VI sec. la comunità raggiunge anche Metaponto, Sibari e Taranto. Rivolte antipitagoriche scoppiano tra 500 e 490: lo stesso filosofo trova la morte a Metaponto. La scuola rifiorisce nel 450 a. C. a Taranto.

In questo breve articolo ci limiteremo a fornire la versione più accreditata della lamina di Ipponio e non ci addentreremo nelle questioni filologiche più spinose.
Il testo, redatto in esametri dattilici, presenta caratteristiche dialettologiche e linguistiche rilevanti: il dialetto di tipo nordoccidentale proprio dell’area di ritrovamento presenta dorismi e epicismi di tipo ionico; pertanto fonde tratti stilizzati con il linguaggio epicorico di Ipponio. Il testo paratattico e liturgico e si serve di formule codificate.
Μναμοσύνας τόδε <h>ιερόν· ἐπεὶ ἂμ μέλληισι θανεῖσθαι
εἶς Ἀΐδαο δόμους εὐήρεας· ἔστ᾽ ἐπὶ δεξιὰ κρήνα,
πὰρ δ᾽αὐτὰν <h>εστακῦα λευκὰ κυπάρισσος·
ἔνθα κατερχόμεναι ψυχαὶ νεκύων ψύχονται
ταύτας τᾶς κράνας μηδὲ σχεδòν ἐνγύθεν ἔλθηις 5
πρόσθεν δὲ hευρήσεις τᾶς Μναμοσύνας ἀπò λίμνας
ψυχρòν<h>ύδωρ προρέον· φύλακες δὲ ἐπύπερθεν ἔασι,
τοὶ δέ σε εἰρήσονται ἐν<ὶ> φρασὶ πευκαλίμαισι
ὅττι δὲ ἐξερέεις Ἄϊδος σκότος ὀρφ<v>ήεντος
εἶπον· “<hu>òς Βαρέας καὶ Οὐρανοῦ ἀστερόεντος, 10
δίψαι δ᾽ εἰμ᾽ αὖος καὶ ἀπόλλυμαι· ἀλλὰ δότ᾽ ὦ[κα]
ψυχρòν <h>ύδωρ πιέναι τῆς Μνημοσύνης ἀπò λίμ[νης]”
καὶ δὴ τοὶ ἐλεοῦσιν <h>υπò χθονίωι βασιλῆι,
καὶ δή τοι δώσουσι πιὲν τᾶς Μναμοσύνας ἀπò λίμνας
καὶ δὴ καὶ σὺ πιὼν hοδòν ἔρχε<αι> hάν τε καὶ ἄλλοι 15
μύσται καὶ βάχχοι hιερὰν στείχουσι κλεινοί.
Traduzione:
1- A Mnemosyne è sacro questo dettato: (per il mystes) quando sia sul punto di morire
2- Andrai alle case ben costrutte di Ade; v’è sulla destra una fonte
3- accanto ad essa si erge un bianco cipresso
4- lì discendono le anime dei morti per avere refrigerio
5- A questa fonte non accostarti neppure;
6- ma più avanti troverai la fredda acqua che scorre
7- dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi custodi
8- ed essi ti chiederanno in sicuro discernimento,
9- perché mai esplori la tenebra dell’Ade caliginoso
10- Di’: “ Son figlio della Greve e del Cielo stellato;
11- di sete son arso e vengo meno: ma datemi presto
12- da bere la fredda acqua che viene dal lago di Mnemosyne
13- Ed essi sono misericordiosi per volere del re degli Inferi
14- e ti daranno da bere l’acqua del lago di Mnemosyne
15- e tu quando avrai bevuto percorrerai la sacra via su cui anche gli altri
16- mustai e bacchoi procedono gloriosi.
La questione, molto complessa, vanta una ricca bibliografia; per una consultazione più agile è possibile avvalersi anche del contributo di Giuseppe Celsi inseriti nel sito del GAK , gruppo archeologico crotoniate. Proviamo ad identificare le aprole chiave
• La prima è Mnemosyne dalla cui fonte il mystes deve chiedere di attingere per estinguere la sua sete; l’altra fonte che scorre presso il cipresso bianco deve essere evitata. La menzione della Memoria è importante perchè si contrappone alla Dimenticanza, alle acque del Lete destinate a coloro che dovranno reincarnarsi , secondo la teoria pitagorica della metempsicosi diffusa nell’area di Ipponio e Petelia. Anche Platone nel mito di Er fa riferimento alle acque del Lete e del Ameles ( la noncuranza): ma il mystes, invece, il risvegliato, l’iniziato ha diritto ad incedere glorioso nella schiera dei beati e dei Bacchoi. Infatti la memoria in chiave pitagorica consente di ricordare gli insegnamenti appresi; in questo concordando con il ruolo attribuito alla memoria anche dall’orfismo e permette anche di rispondere correttamente alle domande che verranno poste.
• Tra le formule richieste per essere riconosciuti come mystes vi è quella che rimanda alla propria origine come figlio della Bareas, cioè della terra intesa come materia inerte e pesante e del Cielo stellato. Secondo Pugliese Carratelli tale denominazione, che contrappone levità e pesantezza, conferma l’ispirazione pitagorica della lamina.
• La strada sacra che gli iniziati sono chiamati a percorrere ( iera odos), richiamata dalla Olimpica di Pindaro, permette di operare una distinzione nota a Pindaro stesso tra altri tipi di religioni misterica e quella orfico pitagorica più selettiva.
• I Bacchoi sono coloro che pervengono alla beatitudine, alla conclusione del percorso a condividere nel nome, quello del dio stesso. Del resto Erodoto in II, 81, 2 consente l’accostamento degli Orfici e dei Pitagorici e Platone nel Fedro 69 autorizza di identificare i Bacchici con gli Orfici.




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