Il presente studio si sofferma sulla metafora del miele nel De rerum natura di Lucrezio e ne confronta l'impiego con quello che emerge dalla letteratura cristiana in lingua greca, specialmente in Nilo di Ancira e Basilio di Seleucia. Se in Lucrezio il miele rappresenta la forma poetica che rende accessibile la dottrina filosofica, negli autori cristiani esso diviene simbolo del contenuto veritiero e salvifico delle Scritture; il lavoro evidenzia analogie formali e differenze
L’analisi dei versi 55–61 del secondo libro del De rerum natura di Lucrezio si colloca all’interno di un nodo concettuale centrale dell’epicureismo, nel quale la riflessione sulla paura e sulla conoscenza assume una funzione eminentemente terapeutica.