Focus sulla figura di Caracalla: un esempio di comunicazione non ostile
La redazione di Hub Letteratura è tornata dalle ferie e, oggi, proponiamo l'articolo del prof. Antonio Pasquale, coordinatore della sezione didattica, che ci propone un esempio di comunicazione non ostile

A volte la quotidianità può fornire input per spazi di analisi costruttivi, nonostante possano sorgere da approcci mediatici non propensi al confronto dialettico o al riferimento all’uso scientifico delle fonti. E’ quanto è accaduto al riferimento di questi giorni all’imperatore romano Marco Aurelio Antonino Augusto, detto Caracalla1, per una specie di tunica lunga e accollata, di origine gallica o germanica, che era solito indossare la cui ripresa storica può invece rivelarsi un antidoto alla disinformazione ed un incentivo all’esercizio del confronto delle fonti e di un approccio comunicativo improntato al piacere della conoscenza. Caracalla, fu imperatore romano dal 211 al 217 d.C., dopo essere stato associato al trono già dal 198. Il suo breve governo rappresenta una fase importante della dinastia dei Severi e viene ricordato soprattutto per tre elementi: l'uccisione del fratello Geta, la promulgazione della Constitutio Antoniniana e il rafforzamento del legame tra l'imperatore e l'esercito.
Le fonti letterarie antiche, in particolare Cassio Dione2 ed Erodiano, offrono un'immagine fortemente negativa di Caracalla. La storiografia contemporanea, pur senza ignorarne la violenza politica, tende tuttavia a considerare il suo principato in modo più articolato, collocandolo nel processo di trasformazione dell'Impero romano nel III secolo d.C.
Caracalla nacque a Lugdunum, l'odierna Lione, il 4 aprile 188 d.C. Era figlio dell'imperatore Settimio Severo e di Giulia Domna, appartenente a un'importante famiglia sacerdotale di Emesa, in Siria. Il suo nome originario era Lucio Settimio Bassiano, mentre il soprannome "Caracalla" derivava probabilmente da un mantello di origine gallica che l'imperatore amava indossare.
Nel 198 Caracalla venne proclamato Augustus e associato al potere del padre. Alla morte di Settimio Severo, avvenuta a Eboracum nel 211, il governo passò congiuntamente a Caracalla e al fratello minore Geta. La convivenza politica tra i due fu però brevissima. Nel dicembre del 211 Caracalla fece uccidere Geta, secondo la tradizione in presenza della madre Giulia Domna, e ordinò successivamente l'eliminazione di molti suoi sostenitori. Anche la memoria pubblica del fratello fu colpita attraverso la damnatio memoriae, cioè la cancellazione del suo nome e delle sue immagini dai monumenti ufficiali.
Questo episodio consolidò il potere personale di Caracalla, ma contribuì anche alla sua rappresentazione come sovrano crudele e tirannico. Cassio Dione, senatore contemporaneo agli avvenimenti, è una fonte essenziale per il periodo, ma la sua ostilità verso l'imperatore richiede un'attenta valutazione critica.
Il provvedimento più importante del suo principato fu la Constitutio Antoniniana de civitate, emanata nel 212. Con questo editto la cittadinanza romana venne concessa alla quasi totalità degli abitanti liberi dell'Impero, con una discussa eccezione riguardante i dediticii. Il testo è conosciuto soltanto in forma frammentaria grazie al papiro di Giessen, oltre che attraverso riferimenti nelle fonti giuridiche.
La misura modificò profondamente il significato della cittadinanza romana. In precedenza questa costituiva uno status privilegiato, progressivamente concesso a individui, comunità e gruppi provinciali. Dopo il 212, invece, cittadinanza e condizione di abitante libero dell'Impero finirono sostanzialmente per coincidere.
Cassio Dione interpreta l'editto soprattutto come uno strumento di regolamentazione fiscale, per cui l'estensione della cittadinanza avrebbe ampliato il numero delle persone sottoposte ad alcune imposte gravanti sui cittadini romani, come quelle sulle eredità e sulle liberazioni degli schiavi. Il provvedimento poteva rispondere anche a esigenze politiche, religiose e amministrative, favorendo una maggiore uniformità giuridica e rafforzando l'idea di una comunità imperiale posta sotto l'autorità dell'imperatore, mostrando una complessità progettuale non interpretabile in modo unilaterale e semplicistico.
La ricerca moderna sottolinea pertanto il carattere complesso della decisione. La Constitutio fu probabilmente tanto il risultato della secolare espansione della cittadinanza, quanto un mezzo utilizzato da Caracalla per ricostruire la legittimità della dinastia dopo l'assassinio di Geta. Resta comunque uno degli atti giuridici più importanti della storia romana, perché trasformò la cittadinanza da privilegio selettivo a condizione quasi universale per la popolazione libera dell'Impero.
Caracalla fondò il proprio potere soprattutto sul sostegno dell'esercito. Aumentò la paga dei soldati, partecipò direttamente alle campagne, adottando uno stile di vita, che richiamava quello delle truppe. Questo modus operandi gli assicurò una notevole popolarità tra i militari, ma impose altresì forti pressioni sulle finanze imperiali.
Il problema finanziario venne affrontato anche mediante interventi monetari. A Caracalla è generalmente attribuita l'introduzione dell'antoniniano, una moneta d'argento nominalmente valutata due denari, ma contenente una quantità di metallo prezioso inferiore a quella di due denari effettivi. L'operazione consentiva all’Impero di aumentare la moneta disponibile, ma contribuì a un processo di svalutazione destinato a diventare più grave nei decenni successivi, corroborando il processo di lento dissolvimento dell’impero romano d’Occidente, culminato negli eventi formali del V secolo d.C.
Il principato fu caratterizzato anche da un forte fervore edilizio ed un incentivo al potenziamento delle infrastrutture. Il monumento più celebre è costituito dalle Terme, a lui intitolate, inaugurate a Roma nel 216 d.C.. Il complesso termale svolgeva una funzione pratica, sociale e propagandistica, offrendo alla popolazione un complesso monumentale per il bagno, l'esercizio fisico e la vita collettiva, presentando allo stesso tempo l'imperatore nelle vesti di benefattore di Roma stessa e dell’intera compagine imperiale.
Sul piano ideologico, Caracalla mostrò una forte ammirazione per Alessandro Magno. Questa tensione imitativa influenzò la sua immagine pubblica e probabilmente anche le sue ambizioni di espansione territoriale ad Oriente. L'imperatore organizzò unità militari improntate, almeno simbolicamente, sulla falange macedone e cercò di proporsi come un novello Alessandro, conquistatore e monarca assoluto.
Nel 213 Caracalla condusse operazioni militari lungo il confine germanico, dove ottenne successi che gli permisero di assumere il titolo di Germanicus maximus. Negli anni successivi si rivolse verso Oriente, intervenendo in Armenia e Mesopotamia e preparando una grande campagna contro l'Impero partico.
Le fonti ricordano inoltre la repressione attuata ad Alessandria d'Egitto, probabilmente nel 215. L'episodio viene presentato come una rappresaglia contro la popolazione cittadina, colpevole di aver dileggiato l'imperatore e per l'uccisione di Geta. La precisa entità del massacro è difficile da quantificare, sebbene l'evento confermi il carattere violento dei rapporti tra il potere imperiale e alcuni centri urbani.
La campagna partica non raggiunse risultati definitivi. L'8 aprile 217 Caracalla venne assassinato nei pressi di Carre, in Mesopotamia, da un soldato coinvolto in una congiura. Alla sua morte seguì l'ascesa al trono del prefetto del pretorio Macrino, indicato dalle fonti come principale organizzatore dell'attentato.
La tradizione antica descrive Caracalla come uno dei peggiori imperatori romani. Cassio Dione insiste sulla sua crudeltà, sulle spese militari e sull'avidità fiscale; Erodiano ne evidenzia la violenza e l'ossessione per Alessandro Magno. Anche la Historia Augusta3, fonte tarda e scarsamente affidabile, accentua gli aspetti scandalistici del personaggio.
Questi giudizi devono essere letti tenendo conto della posizione sociale e politica degli autori. Caracalla privilegiò apertamente i soldati rispetto all'aristocrazia senatoria, suscitando l'ostilità di molti esponenti dell'élite. Tale evidenza non comporta automaticamente, che le accuse di violenza siano prive di fondamento, ma rende necessario distinguere gli eventi documentabili dalle interpretazioni moralistiche.
Nel complesso, la figura di Caracalla si iscrive in un contesto articolato, nonostante le evidenti prove della sua efferatezza. Il suo governo mostra alcune tendenze destinate a caratterizzare il III secolo d.C. come la crescente centralità dell'esercito, l'indebolimento dell'autorità senatoria, la pressione sulla moneta e sulle finanze pubbliche, l'importanza strategica delle province orientali e la trasformazione dell'Impero in una comunità politicamente più omogenea La Constitutio4 Antoniniana, in particolare, conferisce al suo principato una rilevanza storica che supera ampiamente la sua negativa reputazione personale, senza portare studiosi ed esperti a qualificare tale documento decontestualizzandolo dal suo humus, né proponendo attualizzazioni non valide sotto il profilo storico. Non rientra nel procedimento storico comparare la Constitutio Antoniniana ad un atto di mera estensione della cittadinanza, sia rispetto al III secolo d.C, sia in riferimento alle annose politiche migratorie dei nostri tempi, di ampia articolazione ed oggetto di mirati studi geopolitici e storico-sociali.
Il principato di Caracalla in definitiva, fu breve, autoritario e segnato dalla violenza dinastica, come testimoniano l'assassinio di Geta, le repressioni e la dipendenza dall'esercito, sostanziando almeno in parte il giudizio severo delle fonti antiche. Tuttavia, il suo governo rappresentò anche un momento decisivo nell'evoluzione dell'Impero romano5.
Con l'estensione massiva della cittadinanza romana, Caracalla contribuì a superare la tradizionale distinzione tra Roma e le province. La sua politica militare e monetaria anticipò inoltre alcune delle difficoltà del pieno III secolo. Il suo principato deve quindi essere interpretato non soltanto come il dominato di un imperatore crudele, ma anche come una fase di passaggio verso una forma più centralizzata, militarizzata e universalistica dell'Impero romano.
La trattazione di alcuni segmenti della figura storica, dell’aneddotica e del contesto afferente l’imperatore romano Caracalla forniscono una possibile modalità di indagine su temi scelti dagli attuali canali di comunicazione mediatica, invitando – in tale misura – ad una ricerca mossa dalla curiosità, dalla scelta di intraprendere uno specifico ambito di ricerca o dirigersi verso orizzonti di divulgazione. Tale atteggiamento permette il confronto costruttivo, si basa sulla consultazione e riferimento alle fonti, supportando l’assunto di come la circolazione del pensiero libero, della curiosità vivace e versatile costituiscano paradigmi di incontro tra culture e contesti differenti, perché agìti sulla scorta di parametri comuni e dimostrazione delle potenzialità positive della corretta comunicazione, denominata appunto non ostile.
1 Aurelio Vittore, Libro dei Cesari, XXI.
2 Cassio Dione, Storia romana, libri 77-79.
3 Historia Augusta, Vita di Caracalla.
4 Papiro di Giessen 40, frammento generalmente associato al testo della Constitutio Antoniniana.
5 Erodiano, Storia dell'Impero romano dopo Marco Aurelio, libro IV
Fonti antiche e bibliografia
Cassio Dione, Storia romana, libri LXXVII–LXXVIII;
Erodiano, Storia dell’Impero romano dopo Marco Aurelio, libri IV–V;
Historia Augusta, Vita di Antonino Caracalla;
Aurelio Vittore, De Caesaribus, XX;
Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VIII, 20–21;
A. Galimberti, Caracalla, Roma, Salerno Editrice, 2019;
A. Mastino, Le titolature di Caracalla e Geta attraverso le iscrizioni. Indici, Studi di Storia Antica, 5, Bologna, CLUEB, 1982;
Cesare Letta, La dinastia dei Severi, in Storia di Roma, Torino, Einaudi, 1990, vol. II, tomo 2.




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