Il dies natalis di Roma e le Palilie nelle fonti letterarie
- Raffaella Iovine
- 16 apr
- Tempo di lettura: 9 min
Le feste del ciclo agrario-pastorale del calendario romano celebravano i tempi e i ritmi delle stagioni nell’arco dell’anno. Tra le feste primaverili, il 21 aprile (1) ricorreva il culto alla dea della pastorizia Pales. L’inizio dell’anno pastorale (2), nei calendari coincideva con l’anniversario della fondazione di Roma così come documentato nei Fasti Antiates, nei Fasti Esquilini e anche nei Fasti Praenestini (3).
Già in età repubblicana, nel “De lingua latina”, il letterato Marco Terenzio Varrone (116 a.C.-27 a.C.) menziona le Palilia(4), insieme alle Cerealia(5) e nel De Re Rustica sostiene l’importanza del bestiame presso gli antichi e con una domanda retorica afferma che il popolo romano ha origine dai pastori, che lo stesso Faustolo, padre putativo di Romolo e Remo, era un pastore e che i due gemelli, scelsero proprio le “Parilie”, per fondare Roma(6).
Coevo di Varrone, l’oratore Marco Tullio Cicerone (106 a.C.-43 a.C.)(7), ci informa che il matematico e astrologo Lucio Tarruzio di Fermo(8), suo intimo amico e perfetto conoscitore della dottrina astronomica mesopotamica dei Caldei, faceva risalire il giorno natalizio della città di Roma alle feste di Pales, in concomitanza delle quali si dice che essa fu fondata da Romolo(9).
Anche diversi componimenti pastorali e bucolici citano la dea. In età augustea il celebre poeta Publio Virgilio Marone (70 a. C.-19 a.C.)(10) apre il proemio del terzo libro delle Georgiche cantando la “magna” Pales, il pastore Anfrisio, le foreste e i fiumi del Liceo(11). In età neroniana Calpurnio Siculo(12), nella VII ecloga, mette in versi il dialogo tra Licota e il pastore Coridone, a cui è chiesto di parlare con la stessa dolcezza che usa nei canti sacri alla feconda Pales o il dio Apollo, dio dei pastori(13).
Lo stesso naturalista Plinio il vecchio (23 d.C.-79 d.C.), in età flavia, aggiunge nella “Naturalis Historia” che le stelle Iadi(14), furono così chiamate “Parilicia”, poiché erano state viste chiaramente undici giorni prima delle calende di maggio, data in cui cadeva il natale di Roma(15).
Mentre lo storiografo Lucio Anneo Floro(16) (70-75 d.C.-145 d.C.), vissuto tra l’età adrianea e antonina, fa riferimento alla consacrazione di un tempio dedicato alla dea Pales, nel 267 a.C., da parte del console Marco Attilio Regolo(17).
Agli inizi del II sec. d. C. il biografo greco Plutarco riprende il filone letterario dei suoi predecessori, Varrone, Cicerone e Plinio, concordando nel ritenere che la fondazione di Roma sia avvenuta proprio “undici giorni prima delle calende di maggio, e quindi i Romani festeggiano quel giorno, ritenuto il genetliaco della loro patria. Inizialmente non si compivano sacrifici con esseri viventi, ma pensavano che la festa dedicata alla fondazione si dovesse mantenere pura e incruenta. Già prima della nascita della città, nello stesso giorno, si celebrava presso di loro una festa pastorale, che si chiamava Parilia”. Continua dicendo che al tempo dell’erudito Varrone viveva un certo Tarruzio, un suo amico, a cui chiese di calcolare il giorno e l’ora di nascita di Romolo e di Roma stessa. Tarruzio, giunse alla conclusione che la città era stata fondata da Romolo “il nono giorno del mese di Farmouthi(18) tra la seconda e la terza ora”(19).
Il calendario di Furio Dionisio Filocalo(20), del IV sec. d. C., calligrafo e uomo di fiducia di Papa Damaso, registra al 21 aprile il natale di Roma, mentre quello di Polemio Silvio, del V sec. d.C., ricorda che alla stessa data si festeggiavano anche le Parilie(21).
Il rituale delle feste
Un’interessante testimonianza dei riti delle Palilie è riportata nei Fasti(22) del poeta latino, di età augustea, Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-18 d. C.)(23). Uomini, greggi e ovili erano purificati attraverso una particolare ritualità. Sul fuoco erano bruciati ceneri di vitello, steli di fave e sangue di un cavallo(24). A chi ne faceva richiesta veniva distribuito dalle Vastali il suffimen(25), che poi era nuovamente bruciato sul fuoco. Si saltavano le fiamme disposte in triplice fila, e ci si bagnava con un ramo d’alloro. Lo stesso poeta aveva partecipato al rito(26). Il fuoco e l’acqua rappresentano l’origine della vita(27). Gli ovili venivano puliti e adornati “con foglie e rami…e un lungo festone” che copriva le porte(28), ed erano prodotte fumate di zolfo, bruciati olivi maschi, erba sabina e rami(29). I prodotti offerti alla dea erano vegetali, focacce di miglio e tiepido latte(30).
“La dea era invocata per la protezione delle greggi e dei pastori, e a lei il pastore chiedeva perdono se aveva commesso le seguenti colpe: “se aveva fatto pascolare le greggi in terreni consacrati, se si era seduto sotto un albero sacro, se era entrato in un bosco, un nemus, proibito, se con la falce aveva spogliato di un ombroso ramo, un lucus, un bosco sacro, se aveva messo a riparo il gregge, mentre grandinava, in un fanum, in un tempio agreste, se il gregge aveva intorbidato le fonti e le acque(31).” La preghiera continua con la richiesta alla dea di placare le fonti e i numi delle fonti, e gli dei sparsi in ogni bosco, di scacciare le malattie e di far godere di buona salute gli uomini, le greggi e i cani, allontanando il pericolo dei lupi(32). Anche per favorire la riproduzione degli animali e l’abbondanza dei prodotti (lana e latte) si pregava la dea. L’usanza del rituale prevedeva che la preghiera fosse pronunciata quattro volte, rivolti ad Oriente(33). Lavate le mani, si beveva bianco latte e purpureo mosto e si attraversava, saltando, il fuoco, “mucchi in fiamme di crepitanti stoppie”(34).
Ovidio aggiunge, rivolgendosi a Roma, che ancora ai sui tempi nel giorno del natale della città(35) si festeggia saltando le fiamme.
Alla fine del I sec. a. C. Tibullo, poeta augusteo del circolo di Messalla(36), riferisce nelle sue elegie, che durante la festa i pastori bevevano vino abbondantemente(37).
Contemporaneo di Ovidio e Tibullo, il poeta latino Properzio (47 a. C.- 16 d. C.)(38), invece, scrive che agli albori di Roma, nessuno venerava divinità straniere, poiché il popolo era fortemente legato ai riti dei padri, e annualmente si accendeva il fieno alle feste delle Parilie, usanza ancora praticata ai suoi tempi(39). Poi il poeta tramanda che all'anniversario della fondazione delle mura della città di Roma, che i padri chiamavano Parilie, si tenevano conviti annuali di pastori celebrati con giochi, ricche vivande e sopra mucchi sparsi di fieno incendiato una folla ubriaca saltava con i piedi sporchi(40).
Successivamente l’erudito e biografo Svetonio (metà I d.C.- metà II d. C.)(41) tramanda che l’imperatore Caligola decretò che il giorno in cui era salito al trono, fosse celebrato sotto il nome di Palilia, come se l'impero fosse rinato e avesse iniziato la sua seconda esistenza(42).
Il dies natalis di Roma era celebrato con grande giubilo(43) anche in età imperiale come registrato dell’erudito egiziano Ateneo di Naucrati(44) nei Deipnosofisti (Dotti al banchetto)(45) e riferisce che al tempo dell’imperatore Adriano, il nome Palilia era stato cambiato in Romeia (Ῥωμαῖα) (46), e in quel giorno tutti gli abitanti di Roma, fino ai confini dell’Impero, festeggiavano solennemente con giochi circensi(47).
Lo stesso imperatore Adriano coniò nel 121 d.C. un aureo, dove al dritto era rappresentata la sua immagine e al rovescio un corridore seduto a terra che tiene nella mano destra una ruota, appoggiata sulle ginocchia, e abbraccia con la sinistra una delle mete del circo, chiara allusione ai giochi circensi. Sulla moneta si legge l’iscrizione ANN DCCCLXXIIII NAT URB P CIR CON che allude ai festeggiamenti per l’anniversario della nascita di Roma(48).
Per quanto riguarda il culto degli imperatori, l’augusto Tacito(49) fece costruire un tempio collettivo, Tempio Divorum, dove erano venerati tutti gli imperatori, e stabilì che la ricorrenza cadesse durante la festa delle Palilie del 21 d’aprile. Di conseguenza tutti gli imperatori erano festeggiati nello stesso giorno(50).
Secondo una serie di ricerche sull’orientamento dell’apertura superiore della fescina, un mausoleo datato all’età augustea. Riflessione sul passaggio da festa della pastorizia a festa imperiale.

1 Ovidio, I fasti, IV, 721-805 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, pp. 345-353.
2 “Annus pastoricius incipit" in S. Segenni (a cura di), L’agricoltura in età romana, in Consonanze 19, Università di Milano, 2019, p. 133, nota 49.
3 S. Segenni (a cura di), L’agricoltura in età romana, in Consonanze 19, Università di Milano, 2019, p. 133.
4 Le fonti letterarie riportano sia il termine Palilia sia Parilie per indicare le stesse feste.
5 Marco Terenzio Varrone, De lingua latina, VI, 3 “Palilia dicta a Pale, quod ei feriae, ut Cerialia a Cerere.” In https://www.thelatinlibrary.com/varro.ll6.html
6 Marco Terenzio Varrone, De Re Rustica II, 10 “Romanorum vero populum a pastoribus esse ortum quis non dicit? Quis Fastulum nescit pastorem fuisse nutricium, qui Romulum et Remum educavit? Non ipsos quoque fuisse pastores obtinebit, quod Parilibus potissimum condidere urbem?” in https://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Varro/de_Re_Rustica/2*.html#1.9
9 Marco Tullio Cicerone, De Divinatione II, 47, 98 “Et, si ad rem pertinet quo modo caelo adfecto compositisque sideribus quodque animal oriatur, valeat id necesse est non in hominibus solum, verum in bestiis etiam; quo quid potest dici absurdius? L. quidem Tarutius Firmanus, familiaris noster, in primis Chaldaeicis rationibus eruditus, urbis etiam nostrae natalem diem repetebat ab iis Pardibus, quibus eam a Romulo conditam accepimus, Romamque, in iugo cum esset Luna, natam esse dicebat, nec eius fata canere dubitabat.” in https://www.latin.it/autore/cicerone/rhetorica/de_divinatione/
! 02!liber_ii/47.lat
11 Virgilio, Georgiche, III, 1 ”Te quoque, magna Pales, et te memorande canemus pastor ab Amphyso, vos, silvae amnesque Lycaei.” in https://www.latin.it/autore/virgilio/georgiche/!03!liber_iii
13 Calpurnio Siculo, Ecloghe, VII, 21-22 “quam cantare soles, quotiens ad sacra vocaturaut fecunda Pales aut pastoralis Apollo” in https://www.academia.edu/6351853/_Tra_bucolica_ed_encomio_le_Ecloghe_di_Calpurnio_Siculo_in_Lo_Spazio_Lett
erario_di_Roma_antica_vol_VI_I_Testi_1_Poesia_a_cura_di_A_Fusi_A_Luceri_P_Parroni_G_Piras_Roma_Salerno_E ditrice_2009_pp_620_33 pag. 624
14 Le iadi sono un gruppo di stelle della costellazione del toro, in https://www.treccani.it/enciclopedia/iadi/
15 Plinio Historia Naturalis XVIII, 247 “Hoc est vulgo appellatum sidus Parilicium, quoniam XI Kal. MAI. urbis Romae natalis” in https://www.latin.it/autore/plinio_il_vecchio/naturalis_historia/!18!liber_xviii/66.lat
17 Publio Annio Florio, Epitome de Tito Livio Bellorum omnium annorum DCC libri duo, I, 15 “In hoc certamine victoriae pretium templum sibi pastoria Pales ultro poposcit.” In https://www.duhoctrungquoc.vn/wiki/it/Pale_(divinit%C3%A0)
18 Mese di aprile secondo il calendario astrologico egiziano.
19 Plutarco, Vite parallele: Teseo e Romolo, cap. 12 in B. Scardigli (a cura di), Plutarco. Teseo e Romolo, Vite parallele, Bur, pp. 299-300.
22 Ovidio, I fasti, IV, 721-862 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, pp. 345-357.
24 Ovidio, I fasti, IV, 733-735 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
25 Ovidio, I fasti, IV, 733 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
26 Ovidio, I fasti, IV, 727-728 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
27 Ovidio, I fasti, IV, 793 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 351.
28 Ovidio, I fasti, IV, 737-738 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
29 Ovidio, I fasti, IV, 739-741 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
30 Ovidio, I fasti, IV, 742-746 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 347.
31 S. Segenni (a cura di), L’agricoltura in età romana, in Consonanze 19, Università di Milano, 2019, p. 133.
32 Ovidio, I fasti, IV, 763-766 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 349.
33 Ovidio, I fasti, IV, 769-778 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 349.
34 Ovidio, I fasti, IV, 778-782 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 349-351.
35 Ovidio, I fasti, IV, 806 in L. Canali, M. Fucecchi, Ovidio. I fasti, Bur, p. 353
37 Tibullo II, 5, 87-88 “ac madidus Baccho sua festa Palilia pastor Concinet” in "Tra bucolica ed encomio: le “Ecloghe” di Calpurnio Siculo", in “Lo Spazio Letterario di Roma antica”, vol. VI (I Testi. 1 – Poesia), a cura di A. Fusi, A. Luceri, P. Parroni, G. Piras, Roma, Salerno Editrice, 2009, p. 625. In https://www.academia.edu/6351853/_Tra_bucolica_ed_encomio_le_Ecloghe_di_Calpurnio_Siculo_in_Lo_Spazio_Lett
erario_di_Roma_antica_vol_VI_I_Testi_1_Poesia_a_cura_di_A_Fusi_A_Luceri_P_Parroni_G_Piras_Roma_Salerno_E ditrice_2009_pp_620_33
39 Properzio, Elegie, IV, 1, 17-20 “…annuaque accenso celebrante Parilia faeno, qualia nunc curto lustra nouantur equo.” In http://www.thelatinlibrary.com/prop4.html#4
40 Properzio, Elegie, IV, 4, 73-78 “Urbi festus erat (dixere Parilia patres), hic primus coepit moenibus esse dies, annua pastorum convivia, lusus in urbe, cum pagana madent fercula divitiis, cumque super raros faeni flammantis acervos traicit immundos ebria turba pedes”. In https://ricerca.unicusano.it/wp-content/uploads/2021/12/10-Riti-propiziatori-efeste-campestri-in-Tibullo-II-5-79-104-Spolia-2020.pdf
42 Svetonio, De vita Caesarum, Caligola, 16 https://www.wearestudents.it/library/q/
? a=Gaio+Svetonio+Tranquillo&b=Vita+dei+Cesari+IV+%28Caligola%29&c=16, https://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Suetonius/12Caesars/Caligula*.html#16
43 Ateneo, Deipnosofistae, VIII, 63 http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/testi/Athenaeus/Deipnosophistae08.html
46 Ateneo, Deipnosofistae, VIII, 63 in http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/testi/Athenaeus/Deipnosophistae08.html
47 M. Boatwright Taliaferro, 1987, Hadrian and the city of Rome, p. 66 nota 89 L’iscrizione allude ai giochi circensi che furono inaugurati da Adriano nel 121 d. C. In questa occasione fu anche cambiato il nome dei ludi che, infatti, da Feste Palilie furono trasformate in Romaia. In A. Giudice, 2008, Roma in età adrianea: l’immagine dell’ideologia politica nella ricostruzione architettonica, p. 232 https://journals.ub.uniheidelberg.de/index.php/gfa/article/download/75158/68829
48 L’iscrizione allude ai giochi circensi che furono inaugurati da Adriano nel 121 d. C. In questa occasione fu anche cambiato il nome dei ludi che, infatti, da Feste Palilie furono trasformate in Romaia. In A. Giudice, 2008, Roma in età adrianea: l’immagine dell’ideologia politica nella ricostruzione architettonica, p. 232 https://journals.ub.uniheidelberg.de/index.php/gfa/article/download/75158/68829
50 Historiae Augustae Tacito 9, 5 “divorum templum fieri iussit, in quo essent statuae principum bonorum, ita ut isdem
natalibus suis et Parilibus et kalendis lanuariis et Votis libamina ponerentur” in




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