Materiali seconda prova
- Redazione
- 27 giu
- Tempo di lettura: 7 min
Hub Letteratura, in data 19 Giugno 2026, ha trasmesso a mezzo social una diretta di supporto per gli studenti impegnati nella seconda prova dell'Esame di Stato 2026 del Liceo Classico.
Riportiamo qui sotto i materiali dei soci Antonio Pasquale e Clelia Cirillo.
In queste ore, moltissimi maturandi dei licei classici in Italia stanno svolgendo la seconda prova dell'esame di maturità. Per quest'anno, il Ministero ha scelto un brano tratto dall'Institutio Oratoria di Quintiliano.
È una scelta a mio parere adeguata al contesto della prova. In occasione del compimento di un percorso di formazione, questi ragazzi si trovano ad analizzare e a tradurre un brano tratto dall'opera che per eccellenza parla di formazione. Il brano proposto non mette alla prova soltanto le competenze linguistiche dei maturandi, ma li invita a confrontarsi con una riflessione di sorprendente attualità sul significato della cultura e sul valore dell'educazione.
L'idea di cultura e istruzione che emerge dal brano è molto moderna. Nel passo, Quintiliano difende il ruolo della musica all'interno della formazione dell'oratore e, più in generale, dell'uomo. Attraverso una serie di esempi illustri — da Platone a Socrate, dagli Spartani alle legioni militari — egli sostiene che le arti non siano un lusso o un semplice svago, ma uno strumento essenziale per la crescita morale e intellettuale dell'individuo. La musica è presentata come un elemento capace di educare all'armonia, di sostenere gli uomini nella fatica e di contribuire alla costruzione di una personalità equilibrata.
Ecco allora che i nostri maturandi sono chiamati a immedesimarsi nell'oratore a cui idealmente si rivolge Quintiliano e a capire l'importanza delle arti e della cultura nella formazione di ogni uomo. Il senso profondo del brano va ben oltre la questione musicale. In filigrana emerge una concezione della cultura ereditata dal mondo greco e fatta propria dalla tradizione romana: quella di una formazione integrale della persona. Per Quintiliano, l'uomo colto non è uno specialista chiuso nel proprio ambito, ma un individuo che sviluppa armonicamente tutte le proprie facoltà.
Proprio per questo, la prova di oggi assume un valore che supera il semplice esercizio di traduzione dal latino, in questa prova non bisogna soltanto creare un ponte tra due lingue, ma tra due sistemi culturali, due modi di pensare distanti migliaia di anni, che pure sono molto più collegati di quanto possa sembrare. Agli studenti del liceo classico non è stato chiesto soltanto di dimostrare la padronanza del latino, ma di riconoscere dietro le parole di Quintiliano una precisa idea di uomo e di società. La maturità, in fondo, non consiste esclusivamente nella capacità di rendere correttamente una proposizione infinitiva o di individuare un costrutto sintattico, ma nella consapevolezza di ciò che un testo antico continua a dire al presente.
La scelta di Quintiliano sembra allora quasi racchiudere un messaggio rivolto agli stessi maturandi. In un momento di passaggio decisivo della propria vita, gli studenti sono chiamati a interrogarsi sul significato autentico dello studio. Soprattutto per chi studia materie come latino e greco, una domanda che spesso si sente è: ma perché farlo? Non sono materie inutili? Certo, all'atto pratico possono sembrare inutili, ma se la scuola fosse soltanto addestramento a competenze immediatamente utili, perderebbe la sua funzione più alta. La cultura, invece, serve a formare persone capaci di pensare criticamente, di cogliere la complessità del reale e di mantenere viva quella curiosità intellettuale che, come insegna Socrate, non si esaurisce mai.
Forse è proprio questo il significato più profondo della prova proposta quest'anno: ricordare che la maturità non coincide con la fine di un percorso di apprendimento, ma con l'inizio di una ricerca che accompagnerà l'individuo per tutta la vita. E che la vera "maturità" non si misura soltanto nella correttezza di una traduzione, ma nella capacità di comprendere perché, dopo più di duemila anni, ancora l'idea di formazione e istruzione è la stessa e può fondarsi sugli stessi valori.
Il valore educativo e terapeutico della musica
Traduzione di un testo in lingua latina
PRE-TESTO
Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν sonum quoque his motibus dederint.
Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant'è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l'opinione, certamente loro tràdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella “concordia di dissonanze”, da loro detta harmonia, attribuirono a questi movimenti anche il suono.
TESTO
Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur.
POST-TESTO
nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.
E non solamente là dove lo sforzo collettivo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.
Edizione a cura di R. FARANDA e P. PECCHIURA, Torino, UTET, 2^, 1979
SECONDA PARTE
Tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo. Comprensione / interpretazione Si illustri il contenuto del brano, mettendo in luce la tesi sostenuta dall’autore circa il valore della musica e illustrando gli argomenti e gli esempi attraverso i quali esso viene dimostrato.
Analisi linguistica e/o stilistica
Si analizzino le scelte lessicali e sintattiche operate dall’autore, soffermandosi sul campo semantico della musica e della vita civile, sul lessico filosofico e tecnico impiegato.
Approfondimento e riflessioni personali
A partire dal brano proposto e alla luce del proprio percorso di letture e di esperienze personali si rifletta sul ruolo della musica nella società antica ed in quella contemporanea.
Testo a cura di Antonio Pasquale
Alla luce dell’analisi stilistico-contenutistico-retorica del passo del libro I, capitolo X dell’Institutio Oratoria di Marco Fabio Quintiliano, oratore e maestro di Retorica del I secolo d.C., emerge la particolarità della tematica inerente il valore educativo e terapeutico della musica, attraverso l’analisi, traduzione e commento critico del passo in esame. L’argomento si iscrive nell’alveo della valenza interdisciplinare della tematica, che interseca l’ambiti umanistico-letterario all’area scientifico-musicale e logica. Come emerso dalla traduzione dell’estratto la Musica come arte e pratica di vita contribuisce a formare la personalità del cittadino consapevole, richiamando l’etimo autentico πολῑτῐκόν di Aristotelica memoria. La trattazione di un passo latino incentrato sul valore imprescindibile e polifonico dell’Arte musicale potrebbe costituire la base di una riflessione ampia ed articolata sulle notevoli possibilità e opportunità, fornite dal percorso del Liceo Classico, partendo dalla capacità di lettura, analisi e traduzione delle righe proposte, con un solido bagaglio conoscitivo-esperienziale acquisito nel corso del quinquennio. La tematica risulta straordinariamente efficace, coinvolgente, poliedrica e a tratti insostituibile in un contesto societario necessitante di ricostituire dalle fondamenta il valore pieno della Cultura. Con il termine appena citato si intende fare riferimento alla costituzione di un humus esistenziale e formativo, che possa decisamente contribuire a modificare sistemi di pensiero retrivi e che troppo frequentemente sfociano in esiti distruttivi come il misconoscimento del valore della Persona, di sè stessi, delle relazioni, di diritti e doveri e, in sostanza di quella semenza di Dantesca memoria. A tal proposito cito il verso 119 del Canto XXVI dell’Inferno Dantesco, noto altresì come il “Canto di Ulisse” “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, base di un Umanesimo ante litteram dal profondo carattere etico e propositivo. Ritengo significativa la tematica scelta dal passo dell’Institutio Oratoria di Quintiliano, precisando al contempo l’esigenza di porre una maggiore attenzione alla tutela e valorizzazione del Liceo Classico, come percorso formativo, che consente di addivenire alla costruzione e ad un autentico iter emozionale, tramite lo studio solido, logico e gradualmente ampio e articolato delle basi linguistiche e letterarie. A tal proposito valuto importante sottolineare come tale opportunità – valida nella sostanza con ogni proposta formativa – vada incentivata, promossa e a tratti riqualificata, attribuendo un ruolo cardine all’aspetto traduttivo, traguardo di prospettica acquisizione di conoscenze, abilità e competenze linguistiche, che consentano allo studente di decodificare il messaggio presente nel passo latino e trarne l’input per la costruzione di un Sapere libero, autentico, critico e che contribuisca a renderlo attore consapevole della propria vita. Per suffragare tale argomentazione scelgo di soffermarmi sull’importanza di citare direttamente e a chiare lettere l’Opera di Quintiliano oggetto della prova, specificando il libro e il capitolo, con l’obiettivo di riprendere lo studio e l’analisi dell’Opera stessa e della poetica dell’autore, suggerendo una cura maggiore nell’indicare il riferimento puntuale delle citazioni. Potrebbe costituire un suggerimento per affrontare la prova orale, indicando il passo esaminato per definire le caratteristiche dell’Institutio Oratoria. L’orizzonte valoriale delle Opere classiche risulta parimenti polifonico, quasi stradivarico, in simbiosi con le regole che garantiscono l’Armonia musicale, l’articolazione e la logica scientifico-matematica, la Bellezza senza confini della Cultura delle Humanae Litterae.
Per rivedere la diretta:
Antonio Pasquale è docente di discipline umanistiche, esperto nella didattica delle lingue classiche e nella progettazione di percorsi formativi inclusivi. Si occupa di DSA, italiano L2, docimologia e integrazione delle nuove tecnologie nella didattica. Autore di poesie, saggi e pubblicazioni dal 2006, è impegnato nello studio e nella sperimentazione di pratiche di lettura condivisa e ad alta voce.
Clelia Cirillo è laureanda in lettere, indirizzo classico e archeologico. Si occupa di letteratura latina e greca, antichità classica in generale, con uno sguardo particolare alla didattica. Organizza corsi di lingue antiche per Hub Letteratura.




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