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Image by Mauro Grazzi

L'articolo in greco


L’articolo in greco antico è un elemento centrale della lingua, tanto da costituire una delle sue caratteristiche più distintive rispetto al latino, che invece ne è privo. La sua origine va ricercata in un antico dimostrativo indoeuropeo, e questo spiega la sua funzione primaria: indicare, determinare e ancorare un referente nel discorso. Nel corso del tempo però, l’articolo ha assunto usi sempre più ampi, diventando uno strumento sintattico e semantico molto versatile.


Le forme di base sono semplici: ὁ per il maschile, ἡ per il femminile e τό per il neutro. Questi articoli si declinano in tutti i casi e concordano regolarmente con il sostantivo a cui si riferiscono. Ma la loro importanza non si limita alla morfologia: ciò che davvero colpisce è la gamma di funzioni che svolgono.

Caso e numero

Maschile

Femminile

Neutro

Nominativo

τό

Genitivo

τοῦ

τῆς

τοῦ

Dativo

τῷ

τῇ

τῷ

Accusativo

τόν

τήν

τό

N.A.V.

τώ

τώ

τώ

D.G.

τοῖν

τοῖν

τοῖν

Nominativo

οἱ

αἱ

τά

Genitivo

τῶν

τῶν

τῶν

Dativo

τοῖς

ταῖς

τοῖς

Accusativo

τούς

τάς

τά

Innanzitutto, l’articolo serve a determinare un sostantivo, rendendolo specifico e distinguendolo da un referente generico. Così ἀνήρ (terza declinazione che vedremo prossimamente) significa “un uomo”, mentre ὁ ἀνήρ indica “l’uomo”, quello noto al parlante e all’ascoltatore. Da qui nasce anche il suo uso anaforico: un sostantivo introdotto senza articolo può essere ripreso poco dopo con l’articolo per segnalare che ora quel referente è definito e condiviso. In questo senso, l’articolo greco si avvicina al funzionamento di un pronome.


Altre funzioni mostrano invece la creatività della lingua. L’articolo permette infatti di trasformare in sostantivo intere parti del discorso: participi, aggettivi e persino infiniti verbali. Espressioni come οἱ σοφοί, “i saggi”, oppure τὸ γράφειν, “lo scrivere”, testimoniano la capacità dell’articolo di creare nuove entità nominali a partire da elementi non nominali. Non meno caratteristico è l’uso davanti a nomi propri, come in ὁ Ἀριστοτέλης, o davanti a concetti astratti, come ἡ σοφία, “la sapienza”.


Se confrontato con le lingue moderne, il greco antico mostra una flessibilità straordinaria. Mentre l’italiano usa l’articolo quasi esclusivamente per i sostantivi, il greco lo impiega come vero e proprio connettore grammaticale, capace di estendere il dominio del nome a ciò che, di per sé, non lo è. Anche l’abitudine di accompagnare i nomi propri con l’articolo trova analogie in lingue come il tedesco o il catalano, ma resta estranea all’italiano.


Studiare l’articolo in greco antico significa allora osservare da vicino un ingranaggio che non si limita a determinare i referenti, ma che plasma attivamente la costruzione del discorso. In esso si riflette la capacità della lingua di rendere concreto l’astratto, di trasformare in sostantivo ciò che sostantivo non è, e di assicurare coesione e chiarezza all’interno del testo. È una piccola parola, ma con un peso enorme nella grammatica e nella logica del greco.

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